Romeo e Giulietta: la lirica dialoga con la prosa

Redazione

Al Teatro Verdi di Trieste va in scena un progetto raro e ambizioso che mette in dialogo opera lirica e teatro di prosa all’interno di una visione registica unitaria. Fino al 24 maggio il teatro ospita un dittico dedicato agli amanti più celebri della letteratura: il Roméo et Juliette di Charles Gounod e il Romeo e Giulietta di William Shakespeare, entrambi con la regia di Paolo Valerio. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Biondo di Palermo, Teatro Stabile di Catania e Centro Teatrale Bresciano.

Il progetto intreccia linguaggi, epoche e sensibilità differenti: il Cinquecento di Shakespeare, l’Ottocento lirico francese di Gounod e una contemporaneità attraversata da conflitti e memorie ancora aperte, tra Trieste e Sarajevo. Ne nasce una riflessione teatrale intensa sul presente, costruita attraverso una forte coerenza visiva e simbolica.

Elemento centrale dell’allestimento è la scenografia di Francesca Tunno: un enorme specchio inclinato e una passerella mobile che cambia continuamente funzione, trasformandosi da spazio di guerra a luogo dell’intimità amorosa, da chiesa a rovina balcanica. Le luci di Claudio Schmid e le videoproiezioni di Alessandro Papa e Daniele Rosselli amplificano l’effetto immersivo e straniante dello spettacolo.

L’opera di Gounod, andata in scena dall’8 maggio, viene trasportata nella Trieste del conflitto italo-austriaco. Pioggia, bora, immagini di guerra e atmosfere cinematografiche costruiscono uno spettacolo di forte impatto emotivo e visivo. Protagonisti sono il soprano armeno Nina Minasyan, intensa e luminosa Juliette, e il tenore messicano-americano Galeano Salas, Roméo dal timbro caldo e raffinato. Accanto a loro si distinguono Christian Federici nel ruolo di Mercutio e Nina van Essen come Stephano.

Sul podio il giovane direttore Leonardi Sini guida Orchestra e Coro del Verdi con sensibilità e precisione, valorizzando le sfumature romantiche della partitura di Gounod.

Più radicale la scelta per la versione in prosa, ambientata nei Balcani in guerra. Qui domina il bianco e nero, mentre Sarajevo, i cecchini e le macerie morali dell’Europa diventano metafora della violenza contemporanea. Il giovane cast restituisce con energia il contrasto tra amore e morte, trasformando il classico shakespeariano in una riflessione attuale sull’odio collettivo e sulla fragilità dell’amore davanti alla storia.