Po enajstih letih režiser Igor Pison ponovno interpretira zgodbo o Ismeni, sestri Antigone, in daje glas ženski, ki zavrača nasilje in retoriko herojstva.
Nikla Petruška Panizon se vrača v glavni vlogi v novi produkciji Slovenskega stalnega gledališča, ki skozi spomin, nasprotovanje in nove poglede na grški mit odpira aktualna vprašanja tudi za današnji čas.
Ci sono storie che attraversano i secoli e personaggi che, pur restando ai margini, hanno molto da raccontare. È il caso di Ismene, la sorella di Antigone, protagonista dell’omonimo atto unico della drammaturga olandese Lot Vekemans, che da mercoledì 4 novembre torna sul palcoscenico del Teatro Stabile Sloveno di Trieste con una nuova lettura registica firmata da Igor Pison.
A undici anni dal primo allestimento, il regista riprende un testo che dà voce a una figura rimasta nell’ombra di uno dei miti più celebri della cultura occidentale e torna a confrontarsi con l’antieroina della tragedia greca.
La nuova produzione è nata in occasione della tournée estiva dello spettacolo al festival Le notti di Cabiria di Novara e approda ora a Trieste con una visione scenica e poetica rinnovata.
Ismene, la voce di un’antieroina
Ismene rappresenta tutte quelle persone comuni che non cercano la gloria, non compiono gesti eroici e preferiscono una vita tranquilla alle grandi imprese. Una donna che vive all’ombra di personalità forti, ma che rivendica il diritto di raccontare la propria versione dei fatti.
A interpretare nuovamente la protagonista sarà Nikla Petruška Panizon, già interprete del primo allestimento, chiamata a confrontarsi con le stesse parole in un contesto profondamente diverso in questanuova produzione del TSS.
Con ironia e, soprattutto, con la sincerità di una confessione personale, la protagonista rilegge la vicenda di Antigone e della sua famiglia da una prospettiva inedita. Non è l’eroina pronta al sacrificio, né la figura destinata a entrare nella leggenda: è una donna che prende le distanze dalla propria storia familiare e mette in discussione il significato stesso dell’eroismo.
La sua voce diventa così quella di chi non si riconosce nelle narrazioni ufficiali, di chi rifiuta la retorica della guerra e non trova nulla di sublime nella morte e nella violenza.
Igor Pison: «Una nuova estetica e poetica»
A spiegare il senso della nuova messinscena è lo stesso Igor Pison, che sottolinea come il passare del tempo abbia modificato lo sguardo sul testo e sul personaggio.
«Dopo più di dieci anni, sebbene io e Nikla siamo rimasti molto legati alla prima lettura del testo, ci è sembrato che la nostra visione attuale dovesse tradursi in una nuova estetica e poetica», ha dichiarato il regista.
Se il primo allestimento costruiva il personaggio attraverso differenti forme di performance, la nuova Ismene è una donna costretta a entrare nella storia, in un contesto che non la definisce. La sua narrazione nasce da un dissenso netto nei confronti della famiglia e del passato, da una presa di distanza da quelle dinamiche di potere che hanno trasformato la tragedia in un susseguirsi di morti e vendette.
Nella visione di Pison, Ismene non riconosce alcuna grandezza nella guerra: la considera un’assurda lotta per il predominio, un gioco egocentrico che usa la morte come strumento. Il suo racconto si trasforma quindi in una testimonianza contro la violenza e contro la presunta nobiltà dei conflitti.
Custodire la memoria per le generazioni future
Al centro dello spettacolo c’è anche la necessità di conservare la memoria, senza trasformare l’orrore in un mito da celebrare. Pison immagina Ismene come una donna che sceglie di preservare un mausoleo dell’orrore, affinché la storia della sua famiglia possa acquistare un significato per le generazioni future.
È una prospettiva che ribalta il punto di vista tradizionale: mentre Antigone è diventata il simbolo della ribellione e della fedeltà ai propri principi, Ismene porta sulla scena il dubbio, il rifiuto della violenza e il desiderio di sottrarsi a un destino già scritto.
La sua apparente normalità si rivela così una forma diversa di coraggio: quello di chi non vuole sacrificarsi in nome di ideali assoluti, ma cerca di comprendere le conseguenze delle scelte compiute dagli altri.
«Sarebbe interessante vedere come sarà Ismene tra 10 anni. Quale sarà il suo racconto?», si domanda infine il regista. Una domanda che supera i confini del mito e invita a riflettere su come cambiano, con il tempo, la memoria individuale e il modo in cui una società sceglie di raccontare il proprio passato.
Le date al Teatro Stabile Sloveno
La nuova produzione di Ismene, la sorella di sarà presentata a Trieste mercoledì 4, giovedì 5 e lunedì 9 novembre 2026, sempre alle ore 20.00, con sovratitoli in italiano.
Un’occasione per riscoprire un personaggio poco celebrato della tragedia greca e ascoltare, attraverso la sensibilità contemporanea di Igor Pison e l’interpretazione di Nikla Petruška Panizon, la voce di chi ha scelto di non essere un’eroina, ma di raccontare la verità scomoda che si nasconde dietro ogni leggenda.
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Foto TSS.





