Ci sono concerti che continuano a vivere anche dopo l’ultima nota. È accaduto al Festival di Lubiana, al Cankarjev dom, in occasione del concerto con Sir Antonio Pappano e la London Symphony Orchestra il 3 settembre scorso.
Protagonista, per il secondo dei concerti diretti dal Maestro di fama internazionale a Lubiana , la monumentale Seconda Sinfonia di Mahler, “Resurrezione”. Sul palcoscenico 115 elementi dell’impeccabile Orchestra assieme il Kaunas State Choir, con i suoi 60 cantori, e le due eccellenti interpreti: il soprano Maria Bengtsson e il mezzosoprano Noa Beinart.
Un’esperienza immersiva, favorita anche dall’eccellente acustica della prestigiosa sala, che ha permesso di cogliere ogni dettaglio di una partitura tanto imponente quanto intimamente umana.
Pappano ha costruito un’esecuzione intensa e drammatica, capace di attraversare tutte le sfumature della Sinfonia: dalla cupezza quasi tellurica del primo movimento alla nostalgia dell’Andante, dall’irrequietezza dello Scherzo alla dolente semplicità dell’“Urlicht”. Nel quinto movimento, quello della rinascita, il percorso verso la luce si è progressivamente compiuto grazie anche al Kaunas State Choir e alle voci di Maria Bengtsson e Noa Beinart.
Alla guida della London Symphony, Pappano ha esaltato l’ascolto mostrando, ancora una volta, il suo gesto energico, quasi scomposto ma attentissimo alla partitura – capace di governare la straordinaria complessità della scrittura mahleriana senza mai perdere di vista la sua dimensione più umana – e passando dall’energia quasi fisica del suono alla delicatezza sussurrata, senza perdere mai il filo narrativo e la precisione degli elementi.
Non una lettura musicale affidata soltanto alla grandiosità sonora, ma un’interpretazione che ha restituito alla “Resurrezione” il suo interrogarsi sulla morte, sul ricordo, sul dubbio per arrivare alla speranza finale, come fosse un viaggio.
E quando è arrivata l’ultima nota, il silenzio è durato appena un istante. Poi il Cankarjev dom è esploso in un applauso travolgente. Oltre dieci minuti di ovazioni, con il pubblico in piedi, hanno accolto Pappano e tutti gli interpreti.
Il direttore è tornato più volte sul podio, visibilmente accolto da una vera standing ovation. Un tributo caloroso e convinto del pubblico che ha affollato la sala e che ha trasformato il concerto in un momento di autentica condivisione tra orchestra, direttore e pubblico, facendo di quel viaggio un esperienza collettiva.





