Dal 29 ottobre all’1 novembre Franco Branciaroli ritorna in scena al Teatro Rossetti.
Sara protagonista del dramma di Luigi Pirandello, Non si sa come, diretto da Paolo Valerio.
Al centro della scena, il mistero dell’animo umano e il “delitto innocente che accade quando la coscienza si scontra con impulsi che non sa spiegare, e le certezze più solide crollano.
È da questa inquietante riflessione che prende forma il dramma pirandelliano.
Quando il dramma è tensione
Prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, lo spettacolo è la seconda produzione della Stagione 2026-2027 e si addentra nei territori più oscuri della psicologia umana, trasformando il palcoscenico in uno spazio di tensione, dove identità, responsabilità e morale perdono progressivamente i loro confini.
Il cast
Franco Branciaroli è Romeo Daddi, un uomo davanti al lato oscuro di sé. Accanto a lui , recitano Alessandro Albertin, Valentina Violo, Ester Galazzi e Francesco Martucci.
Una storia di coscienza
Al centro della vicenda c’è il conte Romeo Daddi, un uomo rispettabile, innamorato della moglie Bice e legato da un rapporto di sincera amicizia al capitano Giorgio Vanzi. Un’esistenza apparentemente ordinata, destinata però a incrinarsi quando Romeo, senza riuscire a spiegarsene le ragioni, tradisce entrambi e intreccia una relazione con Ginevra, la moglie dell’amico.
Non si tratta soltanto di un adulterio. Quell’atto, compiuto quasi contro la propria volontà, fa riaffiorare nella memoria del protagonista il ricordo di un altro episodio terribile, commesso in gioventù. Il passato irrompe nel presente, la coscienza si ribella alle giustificazioni razionali e Romeo viene trascinato in una spirale che lo condurrà verso conseguenze estreme.
È qui che si manifesta il nucleo più inquietante dell’opera pirandelliana: il “delitto innocente”, un gesto che il soggetto non sa ricondurre a una volontà consapevole e che mette in discussione il rapporto tra impulso, colpa e responsabilità.
Paolo Valerio: «L’essere umano non coincide con ciò che sa di sé»
Con questo allestimento, Paolo Valerio prosegue la propria ricerca sulla psicologia e sull’animo umano, già affrontata con La coscienza di Zeno. Il regista individua nel testo di Pirandello una riflessione radicale sull’identità e sulle forze inconsce che possono sconvolgere anche le esistenze apparentemente più equilibrate.
«Non si sa come è un’opera che scardina il concetto stesso di identità e mette in scena una progressiva e inesorabile distruzione dell’affettività», sottolinea Valerio.
I personaggi, inizialmente inseriti in un sistema di relazioni ordinate e socialmente impeccabili, si scoprono attraversati da impulsi che sfuggono al controllo e rendono impossibile ricomporre gli equilibri precedenti.
Pirandello, in questa prospettiva, dialoga profondamente con le intuizioni della psicanalisi freudiana: l’individuo non è padrone assoluto di se stesso, ma può essere attraversato da desideri e pulsioni che emergono senza preavviso, mettendo in crisi l’immagine che ha costruito di sé.
«Non si sa come» diventa così la formula di una condizione esistenziale, il momento in cui la volontà sembra dissolversi e l’essere umano si scopre estraneo alle proprie azioni.
Un thriller psicologico senza via di fuga
Nella lettura di Valerio, il dramma assume i tratti di un vero e proprio thriller psicologico, in cui la suspense non nasce tanto dall’azione quanto dall’inevitabilità della caduta. La scena diventa il luogo in cui affiorano progressivamente le contraddizioni dei personaggi, mentre la ricerca della verità, anziché liberare, finisce per acuire il conflitto.
Romeo Daddi è il detonatore di questo processo. Nel tentativo di comprendere le proprie azioni, il protagonista raggiunge una consapevolezza estrema: liberato dalle illusioni e dalle maschere, si ritrova davanti a una verità di sé che non gli offre alcuna possibilità di salvezza.
Il regista descrive questo approdo come una sorta di «libertà come condanna». La lucidità conquistata non apre una strada verso la riconciliazione, ma rende insostenibile la condizione del protagonista, fino a condurlo a scegliere la propria fine.
«La parola non salva, la verità non redime», osserva Valerio, sintetizzando il senso tragico di un’opera in cui la consapevolezza non coincide necessariamente con la liberazione. L’inquietudine di Pirandello conserva così tutta la sua attualità: quanto conosciamo davvero di noi stessi? E fino a che punto possiamo dirci responsabili di ciò che facciamo quando le nostre azioni sembrano sfuggire alla nostra stessa comprensione?
Una prolusione per entrare nel mondo di Pirandello
Giovedì 29 ottobre alle ore 18, alla Sala Bartoli, lo storico del teatro Paolo Quazzolo, accademico dell’Università degli Studi di Trieste, terrà una prolusione per introdurre gli spettatori ai temi e alle chiavi di lettura di Non si sa come. È previsto anche un intervento del regista Paolo Valerio.
L’incontro è a ingresso libero, fino a esaurimento dei posti disponibili.
Biglietti e abbonamenti sono disponibili nei punti vendita e attraverso i circuiti consueti del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, online.-
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