L’Arlecchino di Anagoor al Rossetti

Redazione

Il 24 e 25 ottobre alla Sala Bartoli arriva “Povero diavolo. Mal detto Arlecchino”, lo spettacolo scritto e diretto da Simone Derai e interpretato da Luca Altavilla. Una sfida teatrale che attraversa il confine tra comicità e tragedia e interroga il nostro tempo: può ancora sopravvivere la leggerezza in un mondo devastato dai conflitti?

È da questa domanda, urgente e scomoda, che prende forma lo spettacolo di Anagoor, gruppo che ha già conquistato in passato il pubblico triestino con la sua scrittura scenica raffinata e visionaria.

Un Arlecchino tra luci e ombre

Non è soltanto un ritorno alle origini della maschera più irriverente della Commedia dell’Arte, ma un viaggio nelle sue ombre, nelle contraddizioni di un personaggio che da secoli attraversa la storia del teatro e che oggi si ritrova faccia a faccia con un presente segnato da guerre, stermini e devastazione ambientale.

È questo il filo provocatorio che conclude il percorso di Festil dedicato al teatro di ricerca per il cartellone Scena Contemporanea del Rossetti, affidandosi alla cifra espressiva di Anagoor.

Cosa si nasconde dietro la risata?

Povero diavolo nasce anche da una storia di amicizia e condivisione artistica. «Questo lavoro è una dedica all’amico Luca Altavilla – che ritorna   sul palcoscenico del Rossetti, dove è già stato apprezzato accanto a Michele Placido ne La bottega del caffè – con il quale abbiamo condiviso amore, studio e viaggio nel teatro fin da ragazzi. Con lui prendiamo il sentiero di questo labirinto», racconta il regista.

Il labirinto è quello di Arlecchino, figura apparentemente leggera, capace di rovesciare gerarchie e infrangere convenzioni, ma attraversata da un’inquietudine che la tradizionale immagine del servo burlone rischia di nascondere. Perché dietro la risata può celarsi il dramma, dietro il gesto comico una verità scomoda, dietro la maschera il volto di un’umanità che cerca di sopravvivere alle proprie contraddizioni.

La domanda che guida lo spettacolo è radicale: che cosa resta della forza sovversiva di Arlecchino quando la realtà stessa assume i contorni di una tragedia senza fine?

La maschera e il filo nero della storia

A illuminare la complessità del personaggio è anche il lavoro drammaturgico di Lia Gasparotto e Sergia Adamo. Nell’immaginario figurativo, osserva Gasparotto, persino l’Arlecchino seduto di Picasso rivela un elemento inquietante: un filo nero attraversa il costume, stringe la figura e sembra insinuarsi nelle pieghe più segrete del suo animo.

Non più, dunque, soltanto il personaggio che diverte e capovolge l’ordine costituito, ma una figura nella quale si concentrano le tensioni della storia. Comico e tragico convivono, mentre i richiami a Hermes, Dioniso e Pan evocano un universo arcaico, istintivo e imprevedibile, nel quale la trasformazione è sempre possibile, ma mai priva di inquietudine.

È proprio in questa ambivalenza che Arlecchino ritrova la sua attualità: non una maschera innocente, estranea alla violenza del mondo, ma una figura capace di attraversarla, portandone addosso le ferite e le contraddizioni.

Per il pubblico, l’occasione di confrontarsi con una figura familiare e insieme misteriosa, capace di cambiare volto a seconda dello sguardo di chi la osserva.

Biglietti e abbonamenti sono disponibili nei punti vendita e nei circuiti consueti del Teatro Stabile.

Informazioni: www.ilrossetti.it