Dalla crisi dello Stretto di Hormuz al nucleare, dalle rinnovabili all’idrogeno: la prima giornata del Festival del Cambiamento mette al centro le nuove sfide energetiche e il ruolo strategico di Trieste
Energia, sicurezza, geopolitica e competitività, sono stati questi i temi al centro della prima giornata del Festival del Cambiamento, che ha riunito a Trieste rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico, della ricerca dell’informazione.
A partire dalla crisi dello Stretto di Hormuz, il confronto ha evidenziato quanto gli equilibri energetici mondiali siano oggi legati alle rotte marittime, alle infrastrutture e ai punti di passaggio strategici.
«Serve una maggiore indipendenza energetica», ha sottolineato Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, richiamando la necessità di diversificare le fonti e indicando nel nucleare di ultima generazione e nelle rinnovabili due componenti della strategia italiana. Paoletti ha inoltre evidenziato la necessità di un intervento europeo sul caro energia e di corridoi diplomatici per affrontare le crisi internazionali.
Sul ruolo di Trieste è intervenuto il sindaco Roberto Dipiazza, ricordando gli investimenti realizzati sul fronte energetico e, in particolare, l’elettrificazione delle banchine del porto: «Puntare sul nucleare penso sia una sfida importante per il futuro».
Per Andrea Prete, presidente di Unioncamere, di fronte alla crescita della domanda mondiale «non basta sostituire le fonti: serve più energia», puntando su un mix diversificato e sulla riduzione della dipendenza dall’estero.
Il presidente della Regione FVG Massimiliano Fedriga ha indicato tre questioni decisive: regolamentazione europea, infrastrutture di rete e autonomia energetica. Una sfida che, ha sottolineato, riguarda ormai il sistema produttivo e le famiglie.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha ribadito la necessità di aumentare rinnovabili, idroelettrico, fotovoltaico, eolico e geotermico, integrandoli con il nuovo nucleare.
Trieste hub energetico europeo
La crisi di Hormuz ha riportato al centro anche il valore strategico del sistema portuale e logistico triestino.
Alessandro Gorla, presidente SIOT, ha spiegato che il mercato petrolifero sta attraversando una forte redistribuzione dei flussi e ha definito l’Oleodotto Transalpino «strategico per l’approvvigionamento energetico europeo».
Grande attenzione anche al Mediterraneo e al Nord Africa. Lorenzo Ortona, della Struttura di Missione per il Piano Mattei, ha evidenziato la necessità di rafforzare le infrastrutture energetiche tra Africa, Italia ed Europa, investendo contemporaneamente nelle competenze dei Paesi partner.
Dall’emergenza alla transizione
La seconda parte della giornata ha guardato al futuro: idrogeno, reti, accumuli, elettrificazione, digitalizzazione e intelligenza artificiale.
Per Rodolfo Taccani, responsabile scientifico della North Adriatic Hydrogen Valley, «la transizione energetica richiede tecnologie innovative, ma soprattutto la capacità di coordinare persone, competenze e investimenti».
Una sfida nella quale ricerca e innovazione devono tradursi in capacità industriale. Giorgio Graditi, direttore generale di Area Science Park, ha sottolineato il ruolo di rinnovabili, reti, accumuli e competenze digitali, mentre Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, ha indicato nell’intelligenza artificiale uno strumento importante per migliorare l’efficienza e ridurre i consumi.
Una sintesi efficace è arrivata dal giornalista Federico Rampini: «Siamo passati da un’epoca in cui abbiamo creduto di vivere sotto un unico segno, la transizione dalle energie fossili alle sostenibili. Ci siamo svegliati nel mondo reale, in cui l’energia è prima di tutto sicurezza nazionale».
Il Festival del Cambiamento prosegue mercoledì 7 ottobre a Gorizia, nell’Aula Magna del Polo goriziano dell’Università degli Studi di Trieste, con una nuova giornata di incontri dedicati alle trasformazioni che stanno ridisegnando l’Europa.





